PROLOGO

Ci fu un tempo in cui i Podestati erano un’unica vasta landa, governata da un solo Re.
Questi aveva due figli e, giunto al termine della sua vita, divise il regno in due, rendendo ciascuno signore di una delle terre a lui affidate. Lo divise in modo che nessuno dei fratelli potesse garantire il benessere del popolo che governava senza l’aiuto dell’altro. In un regno vi erano le principali fonti d’acqua, i boschi, i metalli; tuttavia non possedeva valli abbastanza vaste per ospitare campi o pascoli. Il secondo aveva ampie pianure da coltivare, pascoli per il bestiame, il mare e i suoi frutti, un clima mite; ma poco legname e nessun metallo. Ciascun regno aveva bisogno dell’altro, così i fratelli.
Dopo la morte del Re, tuttavia, quella che il sovrano pensava garanzia di pace, divenne la ragione di una guerra senza tregua.
Per cicli e cicli gli eserciti dei due fratelli combatterono, spinti dall’odio. Prima i padri, poi i figli; poi, quando non ci furono più giovani da sacrificare, furono mandati i vecchi. L’odio di due persone dimezzò la popolazione dei regni.
Fino a quando le donne, stanche della distruzione, della fame, delle lacrime senza fine, dissero basta. Non avrebbero più dato alla luce carne perché fosse uccisa, non avrebbero più cucinato per nutrire la morte, né coltivato campi che con i loro frutti avrebbero prolungato la guerra.
Le donne si fermarono e decisero di porre termine al conflitto.
Prima furono in poche, poi il movimento si allargò e coinvolse le abitanti di entrambi i regni, fossero queste contadine, fornaie, tessitrici, cuoche o prostitute. Non importava sotto quale bandiera fosse la loro casa: tutte erano madri, tutte erano mogli, figlie, sorelle, e tutte avevano perso qualcuno in quella guerra senza senso.
Da tempo serpeggiava il malcontento tra i soldati, stanchi di sacrificare le loro vite per quella che era solo una questione tra fratelli. Le donne convinsero i generali dei due eserciti a incontrarsi segretamente in una valle nascosta tra i boschi. Lì, essi ammisero che stavano combattendo senza ricordarne la ragione; e più forte dell’orgoglio, fu la voglia di ricominciare a vivere.
Mentre nei loro palazzi i due Re urlavano d’odio, lanciando al vento minacce che nessuno più avrebbe sentito, la gente prese in mano il proprio destino. Attraverso i generali, tutti furono convocati nella valle e a ciascuno fu concesso di parlare.
Nel corso di una intera luna fu stabilito il futuro dei regni.
Essi furono divisi e, per volontà delle genti, affidati alla guida dei generali che avevano fermato la guerra. I loro nomi erano: Itunèv, Montrag il maggiore e Montrag il minore (fratelli), Navidor, Kerr, Endurian e Farlane. A loro si devono i nomi dei Podestati. I generali furono eletti primi Podestà, mentre i loro successori sarebbero stati nominati per volontà della gente, rimanendo in carica per un tempo definito.
L’accordo che regolò i rapporti tra i Podestati e definì i poteri dei Podestà, è da allora conosciuto come il “Patto di Creazione”.
Fu costituito un corpo militare di vigilanza: i Cord. Autonomi dal potere dei Podestà, avrebbero garantito il rispetto del Patto, prevenendo il ripetersi di una guerra come quella appena conclusa.
Alcune delle donne responsabili del movimento di rivolta si riunirono proseguendo la loro missione: curare e custodire. Queste donne sono le Uhr e la loro piccola comunità è chiamata “La Famiglia”.
La creazione dei Podestati fu possibile grazie alla presenza silenziosa ma indiscussa degli Aku, esseri che la leggenda dice creati dai draghi. Nessuno, oggi, conosce il vero aspetto dei draghi, la cui esistenza si perde nella superstizione. Un’ultima volta, secondo la tradizione, uno di loro apparve per aiutare gli uomini: durante la Guerra dei Fratelli. Poi scomparvero, lasciando alle genti gli Aku. Per volontà dei Podestà, gli Aku esiliarono i fratelli su un altopiano dove avrebbero trascorso un’esistenza, se non serena, almeno tranquilla fino alla fine dei loro giorni. Tuttavia la loro follia non si fermò e si narra che, lassù, lottarono l’uno contro l’altro fino alla morte. Quel luogo oggi è conosciuto come “l’Altopiano dei Folli” ed è un monito per tutti gli abitanti dei Podestati.
Gli uomini ben presto cominciarono a guardare con sospetto gli Aku e la loro saggezza, sino a considerarli, per la loro capacità di mutare e farsi crescere le ali, dei mostri. Respinti dalle genti, si ritirarono tra le montagne nella regione conosciuta con il nome di Mirŭjin, alle spalle di Iriba, loro terra di origine, vivendo isolati nella loro comunità. Ma non dimenticarono la ragione per cui erano stati creati: ancora oggi vigilano sui territori e sono consiglieri fidati dei Podestà.
Il luogo in cui gli abitanti di quelle terre presero in mano il proprio destino è chiamata Valle delle Genti; e il cerchio di pietra presso il quale i generali si riunirono è ancora visibile al suo centro.

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